Cibo in abbondanza, acqua sempre disponibile, temperatura controllata e nessun predatore. Quello che sembrava un paradiso per la colonia di topi in pochi anni si è trasformato in un inferno, portando al collasso completo della società costruita. È la storia di Universo 25, il celebre esperimento di John B. Calhoun che ancora oggi viene utilizzato per parlare di sovrappopolazione, isolamento sociale e futuro dell’umanità.
Che cos’è Universo 25?
Universo 25 nasce dall’idea dell’etologo e ricercatore americano John B. Calhoun. Condotto tra gli anni 60 e 70, questo esperimento aveva l’obiettivo di studiare il comportamento e lo sviluppo di una società di roditori sottoposta a condizioni di sovrappopolazione e abbondanza di risorse.
L’esperimento prese forma alla fine degli anni Sessanta presso il National Institute of Mental Health negli Stati Uniti. Calhoun voleva studiare cosa sarebbe successo a una popolazione di topi collocata in un ambiente nel quale fossero state eliminate, o drasticamente ridotte, le principali cause esterne di morte.
Nel luglio del 1968 furono introdotti 8 topi (4 maschi e 4 femmine) all’interno di questo “paradiso” per roditori, con risorse abbondanti, temperatura controllata e assenza di fattori di rischio quali predatori o malattie.
Inizialmente la colonia crebbe rapidamente. I topi iniziarono a riprodursi e la popolazione aumentò rapidamente. Secondo i dati pubblicati da Calhoun, la colonia arrivò a raggiungere circa 2.200 esemplari, nonostante l’ambiente fosse stato progettato per sostenere una popolazione ancora maggiore, circa 4000 esemplari.
Il problema non erano quindi le risorse o l’ambiente, quanto i rapporti sociali che iniziarono a crearsi all’interno della società. Alcuni maschi assunsero presto un atteggiamento dominante e aggressivo, mentre altri esemplari venivano progressivamente allontanati ed emarginati.
Il “behavioral sink”: quando il comportamento sociale collassa
Una delle osservazioni più importanti fu quindi il cosiddetto “behavioral sink” (abisso comportamentale). Come notato in precedenza Calhoun inizia ad accorgersi di un progressivo peggioramento comportamentale all’interno della colonia. I maschi diventano aggressivi l’uno con l’altro, le madri negligenti e violente, alcuni esemplari si isolano completamente.
Compaiono anche i ‘belli’, topi che si isolavano, si chiudevano in sé stessi, non si riproducevano e passavano il loro tempo a mangiare e pulirsi, privi di una qualsiasi funzione sociale attiva.
Il fenomeno era particolarmente significativo perché avveniva in un ambiente nel quale, almeno dal punto di vista materiale, sembrava non mancare nulla.
Non era la fame a mettere in crisi la colonia, quanto la progressiva alterazione delle relazioni sociali.
Dopo aver raggiunto il picco, la popolazione iniziò quindi rapidamente a crollare su sé stessa. Le nuove generazioni non riuscivano più a inserirsi normalmente nella struttura sociale della colonia. La riproduzione diminuì fino ad arrestarsi e i comportamenti necessari alla sopravvivenza della comunità vennero progressivamente meno.
Nel lavoro pubblicato nel 1973, Death Squared: The Explosive Growth and Demise of a Mouse Population, Calhoun descrisse proprio il passaggio dalla crescita demografica al collasso della colonia.
Il grafico ci mostra una curva impressionante. Una campana che culmina nell’estinzione di quella società stessa creata come un vero e proprio paradiso per la sopravvivenza.
Una previsione sul futuro dell’umanità?
L’esperimento era diventato una sorta di parabola biologica: una popolazione poteva avere accesso a tutte le risorse necessarie alla sopravvivenza e, nonostante questo, perdere progressivamente la propria capacità di mantenere una struttura sociale funzionante.
Nel corso degli anni questo esperimento è stato dibattuto come una previsione di ciò che potrebbe accadere alla popolazione umana. Una società che cresce in modo esponenziale in un mondo ricco di risorse, ma che è destinata a crollare a seguito della diseguaglianza dei ruoli sociali e al loro disequilibrio.
A distanza di oltre cinquant’anni, Universo 25 continua a comparire in articoli, documentari e discussioni online perché sembra offrire una risposta semplice a una domanda molto più complicata: cosa succede a una società quando cresce oltre la capacità dei suoi individui di gestire le relazioni?
Il fascino di questo esperimento, e anche la parte più macabra e profetizzante, deriva proprio da questo aspetto.
Sulla carta la società di topi doveva essere perfetta, abbondanza di risorse e assenza di pericoli esterni che minassero alla sicurezza della colonia. Eppure è collassata lo stesso per via delle dinamiche sociali all’interno della stessa.
Questo ha portato negli anni a interpretazioni molto diverse. Alcuni hanno collegato l’esperimento alla sovrappopolazione e all’urbanizzazione; altri alle disuguaglianze sociali, all’isolamento o alla perdita dei legami comunitari.
Alcune critiche mosse all’esperimento Universo 25
Universo 25 rimane tutt’oggi un esperimento molto dibattuto dal punto di vista sociale e scientifico.
Alcune delle critiche maggiori sono dovute al fatto che per quanto l’ambiente fosse stato studiato appositamente come un rifugio perfetto, rimaneva comunque un ambiente artificiale e limitato. Inoltre, la mancanza di stimoli cognitivi, potrebbe aver contribuito all’isolamento della popolazione e alla progressiva perdita di uno scopo.
Gli esseri umani, inoltre, possiedono caratteristiche che rendono il confronto molto più complesso, possono modificare l’ambiente, creare nuove regole sociali, trasferirsi, progettare nuove forme di abitazione, utilizzare tecnologie e soprattutto elaborare culturalmente le proprie esperienze.
Lo stesso lavoro di Calhoun era più complesso della semplice equazione “sovrappopolazione uguale estinzione”. Il ricercatore era interessato soprattutto alle conseguenze della densità e della qualità delle interazioni sociali e cercava di riflettere anche sulle possibili implicazioni per gli esseri umani.
Edmund Ramsden e Jon Adams (storici della scienza), hanno dimostrato che il collasso della colonia non è stato causato dal sovrappopolamento in sé, ma da una cattiva distribuzione dello spazio e dalla disuguaglianza sociale. L’architettura dello spazio permetteva, soprattutto agli esemplari maschili, di controllare e monopolizzare diversi settori.
Jonathan Freedman (psicologo sociale), ha invece condotto uno studio sul sovraffollamento della popolazione umana negli anni 70, mettendo in luce che non sempre un aumento della popolazione corrisponde a patologia o violenza.
Universo 25 rimane comunque uno degli esperimenti più affascinanti della storia dello studio del comportamento animale. Non perché abbia necessariamente previsto il nostro futuro, ma perché ha posto una domanda che continua a essere attuale: quanto conta il modo in cui organizziamo lo spazio, le relazioni e la vita collettiva per il benessere di una società?
