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Avete mai sentito parlare della neuroacustica? Scopriamo insieme di cosa si tratta e se funziona davvero…

Vi sarà capitato nell’ultimo periodo di imbattervi in rete in video come questo:

https://www.tiktok.com/@jack.granatiero/video/7594164390165843222

Se cerchiamo online, la neuroacustica di cui si parla qui è definita come “una disciplina che studia come il cervello umano elabora il suono e come specifiche frequenze, melodie o “battiti” possono influenzare le onde cerebrali, le emozioni e il benessere psico-fisico”. Secondo neuroacustica.com, l’approccio di questa disciplina può essere induttivo o conduttivo. Nel primo caso, vengono utilizzati dei battiti che agiscono sull’orecchio (e, di conseguenza, sul cervello) come una risonanza con l’obiettivo di indurre il cervello a lavorare ad una specifica frequenza. Proprio qui si trova la chiava di volta: secondo alcuni studi, se l’ascoltatore viene indotto a raggiungere determinate frequenze, queste ultime sono in grado di alterare le onde celebrali e quindi manipolare il funzionamento del cervello.

La seconda linea, invece, che è quella di cui più si parla al momento, crede nella possibilità di riuscire a sintonizzare il cervello dell’ascoltatore sulla frequenza di cui ha bisogno per raggiungere lo stato desiderato. Lo stesso audio potrebbe, se ascoltato in situazioni e contesti diversi, indurre nell’ascoltatore emozioni diverse. Sarebbe, secondo alcuni, una tecnica per curare ansia, ADHD e disturbo post traumatico da stress. I fautori ci tengono a specificare che non si tratta di video tipo ASMR, né tantomeno di un dispositivo energizzante. I loro studi si basano sulla mappatura dell’attività cerebrale che riporta l’importanza di stimoli sonori quali, ad esempio, la musica.

Cosa ne pensano i detrattori?

Detta così sembra che l’umanità sia arrivata all’apice della sua evoluzione: essere addirittura in grado di manipolare il cervello in modo che si curi da solo attraverso dei suoni che non provocherebbero nessun tipo di danno fisico o mentale. Dove bisogna firmare? Penserete. Ebbene c’è anche da dire che ci sono studiosi che a questo metodo non credono affatto.

I detrattori della neuroacustica, infatti, non sono pochi, come anche le critiche che sollevano. In primo luogo, la mancanza di prove solide per molte affermazioni: non esisterebbero studi robusti che confermino i risultati millantati da alcuni ricercatori come miglioramento della concentrazione, riduzione dell’ansia, ottimizzazione del sonno ecc. Alcuni stdi sarebbero stati fatti su una rosa troppo ristretta di pazienti e per di più questi risultati non sarebbero replicabili, oltre ad essere di portata modesta. Come spiegare allora che i pazienti dicono che il programma ha funzionato? Secondo molti, si tratterebbe di effetto placebo o, comunque, i risultati ottenuti non sarebbero così miracolosi come vorrebbero farci credere.

In generale, nessuno nega che i suoni riescano a produrre cambiamenti nell’attività celebrale: la critica punta sul fatto che non è detto che questi cambiamenti possano portare a dei benefici, e soprattutto a dei benefici tanto rilevanti da essere inscritti in un piano terapeutico. A questo punto, mentre la ricerca continua e si spera che il dibattito tra ricercatori porti a dei risultati concreti, sta a voi decidere se crederci o meno. Senza farvi troppo raggirare e mantenendo sempre vivo il vostro spirito critico, potete servirvi di ciò che propinano i divulgatori online e testare da voi se questo metodo può essere efficace o meno. In ogni caso, ricordate sempre di tenere gli occhi aperti contro i cosiddetti fuffa guru.