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Spot Caldo Caldo con Edoardo Stoppa

C’è chi lo ricorda per il gusto del caffè, chi per il particolare bicchiere monouso e chi, soprattutto, per il gesto necessario a farlo funzionare: premere il fondo, agitare e aspettare circa 40 secondi per avere il proprio Caldo Caldo pronto da consumare.

Nei primi anni Duemila, questo prodotto sembrava arrivare direttamente dal futuro. Era una bevanda capace di riscaldarsi da sola, senza bisogno di fornelli, bollitori o macchinette.

Un’idea che attirò l’attenzione dei consumatori e che venne sostenuta da una campagna pubblicitaria ambiziosa, con testimonial d’eccezione come Mike Bongiorno e uno spot dedicato alla versione al cioccolato con un giovane Edoardo Stoppa. Eppure, dopo un periodo di grande diffusione, il prodotto finì progressivamente nel dimenticatoio.

Come funzionava Caldo Caldo?

L’idea di base era molto semplice: far sì che una bevanda si potesse riscaldare da sola, ovunque, senza bisogna di una fonte esterna di calore.

Il prodotto era associato all’imprenditore napoletano Francesco Guida, già legato all’invenzione della panna spray in bomboletta. La produzione e la commercializzazione si svilupparono attraverso un accordo con il gruppo Malgara Chiari & Forti, realtà industriale attiva nel settore alimentare.

Il segreto era contenuto nella base del bicchiere, progettata con scompartimenti separati. Premendo il fondo si attivava una reazione tra sostanze che, entrando in contatto, generavano calore. Bastava poi agitare il contenitore per circa 40 secondi per ottenere una bevanda pronta da consumare.

La stessa idea venne declinata in più varianti. Accanto a Caldo Caldo arrivò Freddo Freddo, una proposta pensata per le bevande fredde, oltre ad altre versioni al tè, al cioccolato e con grappa.

Il prezzo riportato nelle ricostruzioni dell’epoca era di circa 2.200 lire per Caldo Caldo e 2.500 lire per Freddo Freddo.

Per un prodotto tanto particolare, la comunicazione pubblicitaria rappresentava un elemento fondamentale. Venne coinvolto Mike Buongiorno nello spot, realizzato attraverso una spedizione al Polo Nord, dove la bevanda rappresentava lo sponsor principale dell’impresa.

Utilizzare un volto come quello di Mike Buongiorno era coerente con una strategia pubblicitaria che faceva leva su personaggi popolari e immediatamente riconoscibili.

Caldo Caldo arrivò inoltre a comparire tra gli sponsor di Paperissima Sprint, entrando così nel circuito della televisione generalista e della pubblicità destinata al grande pubblico.

Tra le curiosità più interessanti legate al marchio (e alla pubblicità) c’è anche la partecipazione di Edoardo Stoppa a uno spot del 2001 dedicato a Caldo Caldo Cioccolata.

Oggi conosciuto soprattutto per il suo lungo lavoro a Striscia la Notizia, dove si è occupato di servizi legati alla tutela degli animali, Stoppa aveva iniziato il proprio percorso professionale nel mondo della televisione già prima di diventare un volto noto al grande pubblico.

La pubblicità citata permette di riscoprirlo in una veste meno conosciuta: quella di un giovane protagonista di uno spot televisivo dei primi anni Duemila.

La fine di Caldo Caldo (le ragioni del crollo dopo il boom)

Caldo Caldo arrivò a vendere milioni di unità, ma la sua presenza commerciale si ridusse progressivamente fino a diventare sempre più difficile da rintracciare.

Una ricostruzione pubblicata nel 2023 sul blog MikiMoz riferisce che nel 2001 sarebbero stati venduti circa 15 milioni di pezzi, con una produzione arrivata a 100.000 unità al giorno. Sono cifre riportate da una fonte di approfondimento non istituzionale e vanno quindi considerate come tali.

La stessa ricostruzione menziona alcune segnalazioni di irritazioni cutanee che sarebbero state associate alle sostanze contenute nel sistema autoriscaldante. Secondo il racconto, questi episodi avrebbero alimentato voci sulla presunta pericolosità del prodotto.

È importante, tuttavia, distinguere le testimonianze reperibili online da una causa ufficialmente documentata. Non è stato possibile verificare attraverso fonti istituzionali o comunicazioni aziendali accessibili che il prodotto sia stato ritirato dal mercato proprio per motivi di sicurezza.

Un altro cavillo inoltre era quello legato al fattore ambientale. Il bicchiere integrava più componenti al suo interno, rendendo difficile lo smaltimento. Spesso quando si parla della scomparsa del prodotto compaiono indagini legate proprio a questo aspetto.

Oggi Caldo Caldo sopravvive soprattutto nei ricordi di chi lo aveva visto nei supermercati o in televisione. Il prodotto rappresentava una particolare idea di modernità, una bevanda pronta, portatile e capace di produrre autonomamente il calore necessario per essere consumata.

E la sua storia fa riflettere oltre che sulle ragioni della sua scomparsa anche sulle trovate pubblicitarie che hanno contribuito a rendere questo prodotto una sorta di stella cadente, con un apice e un’inevitabile discesa, aprendo il dibattito su quanto la pubblicità influisca sul commercio.