Nei prossimi mesi “el Niño” sconvolgerà il clima mondiale: vediamo insieme cos’è e quali saranno le conseguenze.
Negli ultimi giorni l’OMM (Organizzazione Metereologica Mondiale) ha avvertito che “el Niño” ha l’80% di possibilità di formarsi prima di settembre. L’anomalo surriscaldamento delle acque del Pacifico influenzerà in maniera significativa il clima non solo delle zone interessate direttamente dal fenomeno, ma in tutto il globo. Il Segretario Generale Guterres avverte che: “il mondo deve considerarlo come l’urgente allarme climatico che è”. Infatti. quello che si verificherà tra qualche mese (e del quale si vedono le avvisaglie già ora) sarà probabilmente il più intenso mai registrato, tanto che il professor Adam Scaife, responsabile delle previsioni al Met Office in UK, durante un’intervista rilasciata per la BBC l’ha definito “un evento record“.
Tutto ciò è stato previsto grazie ai dati raccolti da satelliti e galleggianti oceanici che hanno segnalato la presenza di un’acqua stranamente calda molto in profondità, anche di 6 gradi superiore alla media. Ovviamente, caldo in profondità comporta caldo anche in superficie e nell’aria sovrastante.
Di cosa si tratta
Secondo Serena Gaicomin, direttrice di Italian Climate Network, “el Niño” è “una sorta di gigantesca macchina termodinamica” che “sconvolge la circolazione atmosferica globale”. Come? Portando a un aumento delle temperature anche significativo. Se calcoliamo che rispetto a qualche decennio fa il surriscaldamento ha già innalzato parecchio la temperatura del pianeta, capiamo la portata di questo ulteriore incremento.
Andando più nello specifico, “el Niño” è un’irregolarità nella circolazione atmosferica in prossimità delle zone tropicali dell’Oceano Pacifico. In questo caso, l’acqua calda non va verso l’Asia come fa di norma spinta dagli Alisei, bensì procede verso est, verso l’America Occidentale. La conseguenza? Aumentando il vapore acqueo nell’atmosfera, le precipitazioni, le quali vanno insieme con l’aria calda, causando periodi di copiose piogge sulla costa del Golfo negli USA e a sud-est.
Secondo queste previsioni, dunque, il prossimo anno sarà particolarmente caldo, ma le conseguenze non concernono solo un aumento di temperatura. Infatti, più calore implica più energia in circolazione e, di conseguenza, precipitazioni atmosferiche più estremizzate. Non a caso, l’ultima volta che questo fenomeno si è presentato in maniera forte, alla fine degli anni ’90, nel Sud dell’Europa si registrò un clima estremo, con dei grandi sconvolgimenti metereologici come “lunghi periodi di stress idrico seguiti da piogge particolarmente intense”. I numeri in ballo allora, però, erano meno alti di quelli di cui parliamo adesso.
Anche se negli ultimi anni ci siamo abituati a sentir parlare di aumento di temperature e al fatto che ogni periodo caldo sia peggiore del precedente, stavolta la situazione è ben più grave. Non si parla solo di sopportazione delle temperature, ma di essere attrezzati e preparati a dei climi estremamente ostici ai quali non siamo soliti. Si tratta di prevenire danni adibendo delle infrastrutture adeguate nelle località critiche e di creare delle reti di supporto efficienti. Sebbene spesso imprevedibili, molti disastri possono essere arginati o almeno attutiti con organizzazione e prevenzione. A breve, starà a noi scoprire come andrà.