Quali sono le posizioni di Elhanan Beck, il rabbino ortodosso pro-palestinese che critica la politica di Israele.
Continua il conflitto israelo-palestinese a Gaza e continua la strage di civili e innocenti in quello che molti ormai riconoscono come genocidio. Si crede erroneamente che questa guerra sia iniziata con l’attacco da parte di Hamas del noto 7 ottobre 2023, ma la verità è che è fin dalla sua nascita che lo stato di Israele è stato osteggiato dal popolo palestinese e da molti paesi arabi. Il motivo è semplice: la partizione della Palestina decisa dall’ONU alla fine della Seconda guerra mondiale che decretò la nascita di Israele il 14 maggio del 1948 non teneva minimamente in conto il fatto che quelle terre erano già abitate da secoli da altre popolazioni. Da quel momento in poi, Israele è riuscito a mantenere il territorio ottenuto (e anzi, anche ad ampliarlo) grazie a una politica estera aggressiva e basata sul conflitto. I palestinesi non hanno mai smesso di reclamare la propria terra e Hamas è un gruppo organizzato e armato formatosi con lo scopo di raggiungere quest’obiettivo, anche utilizzando la forza.
Questa breve premessa è doverosa per capire la portata dell’intervento del rabbino ortodosso Elhanan Beck. Uno dei membri più in vista del movimento Neturei Karta, Beck si definisce un antisionista e un ebreo palestinese. In un’intervista al podcast UNAPOLOGETIC ha ben spiegato le sue posizioni a riguardo. Secondo il rabbino, gli ebrei sono il popolo promesso per intrattenere una relazione più stretta con dio: proprio per questo le regole che gli ebrei, soprattutto ortodossi, devono seguire sono moltissime e molto specifiche (ne mostra alcune Nicolò Balini –Humansafari- in un video dedicato alla comunità ebraica ultraortodossa newyorkese). Tuttavia, secondo il rabbino, la Torah è chiara: il popolo ebraico rimarrà in esilio fino all’arrivo del messia e la terra promessa verrà ceduta in modo pacifico.
Le differenze con il sionismo
Le posizioni del rabbino a riguardo sono molto forti: secondo lui, il 100% degli ebrei sionisti non crede in dio e non ha fede in lui. I sionisti credono di avere il dovere di ottenere una terra per il popolo ebraico e secondo Beck questa è una lampante forma di disobbedienza e un’espressione della mancanza di fiducia in dio. Gli ebrei sono in esilio perché sono stati puniti per il loro comportamento: torneranno dall’esilio pacificamente con l’arrivo del messia e non sta a loro conquistarsi una terra con la forza. L’olocausto non giustifica il prendere con la forza una terra a un altro popolo, che è costretto a vivere esiliato e in povertà perché i suoi possedimenti sono stati espropriati con la violenza.
Secondo il rabbino, per quanto le azioni di Hamas siano ingiustificabili per via della brutalità e della violenza dimostrata, queste sono al conseguenza di quasi un secolo di oppressione dei palestinesi da parte dell’establishment israeliano. Per il rabbino, una convivenza tra ebrei e palestinesi è possibile, come dimostrato dal fatto che gli ebrei per secoli sono riusciti a vivere in modo pacifico all’interno degli Stati di quasi tutto il mondo. L’unica condizione, ovviamente, è che non siano sionisti. Beck è convinto che lo stato di Israele smetterà di esistere, non per i venti politici, bensì perché è scritto nella Torah: che qualsiasi ribellione non è destinata a durare.